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Nel 1791 Luigi Galvani scoprì l'elettricità nei nervi di rane che dissezionava. Pensava che l'elettricità fosse di origine animale e che si potesse trovare solo nei tessuti viventi. Pochi anni dopo, nel 1800, Alessandro Volta scoprì che l'elettricità poteva essere prodotta anche con mezzi inorganici.
Infatti, utilizzando piastrine di rame e di zinco e tessuto imbevuto di soluzione acida, egli costruì una pila, il primo apparecchio in grado di produrre elettricità. Ci fu subito chi profetizzò che tanto l'elettricità non sarebbe mai servita a niente. Invece, l'elettricità ha avuto un grande successo! Nella pila di Volta due dischi di metallo (rame e zinco) erano separati da dischetti di feltro imbevuti di acqua salata (elettrolito).
La soluzione reagisce con lo zinco e cede elettroni.
Lo zinco diventa quindi negativo e respinge gli altri elettroni.
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L'azione dell'elettrolito sullo zinco si arresta.
La soluzione ha, nel frattempo, assorbito elettroni dalla piastrina di rame che quindi è diventata positiva.
Abbiamo adesso un polo positivo (rame) e un polo negativo (zinco) e gli elettroni liberi possono scorrere in un circuito esterno partendo dallo zinco per arrivare al rame e così di seguito. |
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Già con la prima pila la corrente elettrica aveva una durata di alcune ore, tempo lunghissimo se confrontato con la scarica dell'elettricità statica che durava solo una frazione di secondo.
Con la sua invenzione, Alessandro Volta dette un forte impulso alle ricerche nel campo dell'elettricità.
Circa un secolo dopo, queste scoperte portarono la luce elettrica, il telefono, la radio in milioni di case.
Oggi possiamo constatare l'importanza dell'energia elettrica in ogni momento della nostra vita.
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