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Il depuratore

Ogni volta che tiriamo il tappo della vasca o lo scarico del water produciamo rifiuti. Tutta l’acqua sporca che proviene da case, uffici, fabbriche e strade viene chiamata acqua di scarico.
Nella provincia di Rimini il depuratore più complesso si trova a Santa Giustina.

Qui arrivano ogni giorno migliaia di metri cubi d’acqua di scarico, che viene filtrata da una griglia: essa trattiene stracci, bastoncini per la pulizia delle orecchie, assorbenti, profilattici, pezzi di legno e brandelli di plastica che finiscono, purtroppo negli scarichi.
Superata la griglia è la volta della dissabbiatura e disoleatura, due processi che eliminano la sabbia e i grassi.
Quindi inizia il trattamento primario, costituito da una vasca (il sedimentatore) che alla base si restringe in un cono, dove si raccolgono i materiali solidi più pesanti.

La fase successiva è il trattamento secondario: sballottati e rimescolati dal movimento incessante dei getti d’aria che provengono dal fondo della vasca colonie di batteri “amici” si nutrono di batteri patogeni, pulendo l’acqua e producendo materiale di scarto.
Il materiale di scarto, una sorta di sostanza fangosa, viene accumulato in un digestore, dove produce gas metano (biogas) che alimenta i macchianri del depuratore.
I residui vengono strizzati e disidratati, poi utilizzati in agricoltura, perché ricchi di sostanze minerali come l’azoto e il potassio.
L’acqua depurata viene scaricata in mare, attraverso lunghe condutture.
I depuratori si possono quindi considerare ecosistemi artificiali dove i batteri trovano abbondantissimo nutrimento, innescando una catena alimentare che ci permette di rilasciare nell’ambiente acqua depurata.
L’unico problema è costituito dai materiali più grossolani, come sabbia e oli: essi vengono sottratti ai processi di depurazione e devono essere accumulati in apposite discariche senza essere proficuamente utilizzati.
Questo avviene perché, allo stato attuale delle conoscenze tecnologiche, è impossibile farlo ma speriamo nel futuro.
 
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